Perché questo nome?

Il nome Sinassi deriva da σύν ἄγεῖν (σύν αγειν sün aghéin) cioè agire insieme. Sinassi è quindi la riunione in vista dell’azione. Il nome è quello delle riunioni degli antichi cristiani, quando questi erano perseguitati perché, a causa del loro pensiero sociale: “ama il prossimo tuo come te stesso”, mettevano in discussione il potere economico basato sulla schiavitù e sulla guerra.

Perché è stato creato questo sito?

Per riunire ed aggregare coloro che ritengono che la situazione sociale e politica attuale sia insostenibile e che desiderano porre le basi per una società basata sulla cooperazione e non sulla sopraffazione.

Questo sito vuole essere, per chi è intenzionato a partecipare, uno strumento di colloquio e di diffusione delle idee.

Qui si discuterà della costruzione di una cultura sociale, della valutazione delle condizioni sociali e politiche, di costume, di cultura e di tutto ciò che crediamo possa essere utile a migliorare la nostra condizione sociale.

Una collezione di brevi considerazioni. Lo scopo degli articoli di questa collezione è mostrare un aspetto della vita sociale in modo essenziale, al contrario di quanto avviene negli articoli lunghi, in cui mi riprometto di presentare diversi aspetti di una situazione sociale e dare una mia soluzione al problema.

Qui presento delle considerazioni già usate, o che saranno usate, in articoli; in modo slegato, come elementi per costruzioni.

Lista degli “Essenziali”

Sto scrivendo le mie considerazioni su come spiegare e decrivere il comportamento sociale.

I meccanismi che userò per descrivere il comportamento non hanno la pretesa di essere “veri”, cioè di essere inequivocabilmente quelli e solo quelli che descrivono un determinato comportamento: mai, in nessuna occasione si pretenderà la veridicità delle affermazioni. Il concetto di verità esiste, per me, soltanto nel campo della fede religiosa; per tutto il resto ciò che importa è una descrizione che abbia il pregio di poter essere affinata per poter aumentare il grado di dettaglio fino a ciò che serve.

La validità della descrizione è limitata alla sua sperimentabilità, quando diventa inadeguata se ne cerca una più soddisfacente; ciò che verrà presentato più che essere vero ha la pretesa di poter essere verosimile, cioè tale i cui meccanismi possano in effetti descriverne gli aspetti, anche se nulla hanno a che vedere con i “veri” meccanismi fisiologici.

Ecco la stesura attuale: Dal comportamento sociale alla politica

Sergio Iovacchini

Quan Set Ma non è un umano.

La Macchina lo ha mandato in esplorazione sul nostro mondo. Per conoscere.

Cosa?

Il pensiero umano

 

 

Racconto di Sergio Iovacchini

 

- «E spegni sta cazzo di televisivione!»

- «Oh, Serena, cazzo, ma devi proprio parlare come uno scaricatore di porto? C’è il telegiornale... Guarda che bel ministro che abbiamo...»

- «Renzo, Cristo, ti ci metti tu pure? Quella, se fosse normale, sarebbe a fine carriera... Ma possibile che una donna per farsi valere deve usare soltanto la figa?»

- «Sei invidiosa!»

- «Fabio, stronzo che non sei altro! Perché sarei invidiosa? Non ho forse anche io un bel culo, delle belle tette ed una figa come una di quelle? Ed in più ho pure un cervello...»

- «Che serve a farti fare la fame... Come a noi.»

- «Franca, Carla, ma voi non dite niente? Vi va tutto bene?»

 

L’esistenza del disagio sociale deve portare alla scoperta delle ragioni più profonde possibili che lo determinano, individuate queste, occorre immaginare un intervento sulle cause che non creino ulteriori squilibri, oltre che, ovviamente, a curare il disagio che si era individuato.

Non serve quindi preparare e cercare di attuare programmi per punti, perché, senza una visione globale della cura, non si risolve ed anzi si rischia di introdurre ulteriori cause di disagio.

Prendo come esempio la questione della “rendita da diritto di cittadinanza”, ovvero il pagare uno stipendio che assicuri a coloro che si trovano senza retribuzione il diritto all’esistenza.

In questa società le “normali” persone hanno questo diritto soltanto se il loro lavoro è ritenuto utile a coloro che ne userebbero i frutti a loro beneficio.

Sì, non si può proprio essere ottimisti per il futuro che ci attende.

Potrei iniziare questo discorso da un qualsiasi argomento, inizio invece dal terrorismo.

Come dice il nome si uccide per terrorizzare. Ma terrorizzare chi? E perché? 

Mettendo ben in chiaro che scrivo di mie convinzioni, con le motivazioni che espongo, senza alcuna prova, rivolgendomi, per condividere queste mie riflessioni, alle persone che amano voler capire e che sono intellettualmente oneste, inizio col chiedermi il motivo di queste uccisioni. 

Sono state uccise decine e decine di persone, vero, ma come mai queste uccisioni smuovono la popolazione mentre stragi di ben altra dimensione non hanno seguito? 

Perché è necessario avere un modello sociale di riferimento.

Mi sta a cuore intavolare con voi un discorso su un tema che purtroppo, a mio parere artatamente, è ormai diventato desueto e persino il suo nome è diventato una parolaccia: ideologia.Questa parola purtroppo evoca fanatismi: religioni di stato immodificabili, totalitarismo...

Occorre notare che “totalitarismo”, nonostante ciò che i mezzi di comunicazione di massa vogliono far apparire, non significa affatto oppressione o dittatura, ma significa solo “visione totalitaria, cioè riguardante ogni aspetto, della vita sociale” e non sarebbe poi una cosa così negativa, se non vi fosse, nelle azioni dei governi totalitari, una intromissione dello stato in tutti gli aspetti della vita individuale delle persone.

Comunque anche noi abbiamo ereditato dal passato una visione totalitaria dell’organizzazione sociale, per ragioni storiche (assolutismo e intromissione religiosa nella vita sociale), ma soprattutto per la mancanza di studio, di confronto, di dialogo sull’etica.

Penso che sarebbe proprio il caso di parlare di anarchia e di libertà perché, soprattutto in mala fede, si è distorto il concetto di anarchia per fargli assumere il significato di disordine sociale, di caos, di legge del più forte.

Tanto per fare un esempio, il dizionario Zanichelli, alla voce "anarchia" recita: 

«

 1 situazione di disordine dovuta alla mancanza di un governo: la morte del sovrano gettò il paese nell’anarchia

 2 dottrina politica che vuole abolire ogni autorità centrale ed esalta l’autonomia e la libertà dei singoli.

»

Quando una persona pensa di trovarsi male in una società cerca di trovare il modo di stare meglio.

Esistono qui due possibilità. O cambiare il proprio pensiero e le proprie percezioni per adattarsi alla società in cui si vive, oppure trovare il modo di cambiare la società.

Inutile far notare che la via del cambiare se stessi, ovvero dell’adattarsi alle condizioni sociali è la soluzione più facile e che dà i risultati migliori nell’immediato.

Ma questa soluzione comporta il continuo degrado delle condizioni sociali, perché spesso il malessere non è solo proprio di una persona, ma comune a molti, e spesso, per non dire sempre, è causato dalla irrazionalità dei rapporti sociali.

Adeguando sempre se stessi ai meccanismi che regolano le strutture sociali non si fa altro che peggiorare continuamente la situazione perché così facendo si decreta il successo dei meccanismi già in uso.

Racconto di Serenella Stornelli

Venerdì mattina. Ultimo pesantissimo giorno di lavoro. Cammino, vie del centro, vado in ufficio tra la fretta e l’indifferenza metropolitana, periodo di pioggia, di quelli in cui si starebbe bene a casa, sul divano, con tanti cuscini, magari scalzi o con delle morbide calde sformate ciabatte. Periodo di pioggia anche dentro di me, troppe cose non vanno per il verso giusto, troppe da aggiustare, e forse per qualcuna non vale neanche la pena impegnarsi.

Tempo d’autunno dicevo, per cui si cammina veloci senza prestare attenzione ai passanti, neanche alle vetrine, giusto uno sguardo a un negozio di calzature.

Le scarpe, il mio punto debole, non come le borse ma comunque un tormentone.

di Serenella Stornelli (18-11-2010)

E’ parecchio tempo che sto riflettendo sul fatto che i politici che si definiscono comunisti non vengono più invitati nelle trasmissioni televisive, ed ho notato che questo va di pari passo con la demonizzazione che si è perpetrata a danno persino del termine “Comunista”...

Il timore della parola comunista”... Anche gran parte di noi sono caduti nella trappola berlusconiana che lancia questa parola contro i giudici quasi fosse un insulto, e di certo lui lo ritiene tale. 

Stiamo male, socialmente. Molto male e lo sappiamo. Non serve ripeterlo ad ogni occasione che lo stato sociale viene distrutto, che la gente non riesce letteralmente a vivere. 

Serve dare indicazioni su come fare evolvere la società affinché questa situazione così perniciosa cessi il prima possibile.

Noi, che pensiamo ad una società che non sia serva dei potenti, non abbiamo il potere di operare cambiamenti se con con il convincere la popolazione delle nostre ragioni.

E noi possiamo ben dimostrare di avere ragione, se non in modo assoluto, sicuramente meglio di chi ci governa, che, è bene specificarlo, non è solo il governo parlamentare, ma il ben più pericoloso governo degli interessi della finanza internazionale e dell’economia.

Non possiamo, per curare la nostra situazione sociale pensare a metodi che, pur solleticando la nostra voglia di giustizia, nella situazione attuale non siano utilizzabili.

N.B. Questo scritto non è completo: la parte finale è solo un abbozzo, inoltre anche la organizzazione della stesura deve essere rivista. Aspetto però di completare argomenti con maggiore priorità.

Viviamo in un regime sociale denominato “democratico”. Questo farebbe supporre che, essendo tutti noi parte del popolo (e come tali avendo il controllo del governo della società stessa) dovremmo essere soddisfatti di questo regime.

Io invece credo che la “democrazia” in cui viviamo sia ben lontana dal rappresentare una forma di governo quantomeno accettabile ed ho spesso espresso la mia opinione su questo aspetto affermando che “democrazia” non significa potersi scegliere chi comanda. Sempre ammettendo che la scelta sia effettivamente una scelta.

 

Anti-programma elettorale per le persone oneste che non vogliono riunciare a capire.

È iniziata la campagna elettorale.

Sono stati presentati i programmi elettorali in cui si afferma, come al solito, che si farà di tutto per il lavoro, per i giovani, per le donne, per il progresso, per il turismo e per il commercio, per non parlare dei rifiuti e del risparmio energenico.

Ma, chissà perché, io credo che, quasi dappertutto e quasi sempre, alla prossima legislatura ci sarà una popolazione scontenta. Ci saranno delle risorse che saranno state state spese, ed in abbondanza; si saranno realizzate delle grandi opere (strade ed edificici pubblici) che saranno servite solo ad arricchire sempre più i soliti e che non solo avranno dato scarsi o nulli benefici per la popolazione, ma avranno magari distrutto l’ambiente, una parte della storia cittadina e tolto risorse a tante piccole realizzazioni che saranno tralasciate per dare loro la precedenza.

Dai primi anni ‘90, proprio le forze di sinistra iniziarono la demolizione dei diritti dei lavoratori ottenuti nei 2 decenni precedenti da una ben altra sinistra.

Nel 1975 si introdusse la “scala mobile” come forma di adeguamento delle retribuzioni a fronte dell’erosione del potere d’acquisto ad opera dell’inflazione; essa fu abrogata tra il 1984 ed 1992 ad opera di Craxi e Amato, sedicenti “di sinistra” ed a favore della popolazione. Gli stessi Amato, Dini e Treu, a partire dal 1992 hanno attaccato il sistema pensionistico rendendolo sempre meno favorevole ai lavoratori; sempre Treu, nel suo “pacchetto” del 1997, è stato il primo ad introdurre il concetto di “precariato a vita”... 

Che quelle scelte non fossero affatto a favore della popolazione lo si è ben sperimentato con il tenore di vita che è andato scemando da allora (e non mi vengano a dire che è colpa dell’aumentato prezzo del petrolio!), tanto da far pensare che ci sia effettivamente una regia che manovri la società italiana e che questa regia assegni proprio alla sinistra (istituzionale) il compito di demolire le conquiste sociali...

Da allora anche i politici di sinistra usano gli stessi concetti socio-economici della destra.

Così eccoci addestrati a considerare che gli interessi dei potenti siano i nostri stessi interessi, e sinistrati per esserci affidati a siffatti rappresentanti della sinistra per la difesa dei nostri interessi.

La Costituzione della Repubblica (da Res Publica, non dimentichiamolo) nell’articolo 4 afferma:

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Ma il lavoro non è assolutamente un ruolo sociale come dovrebbe essere inteso.

 

LA POLITICA RESTRITTIVA AGGRAVA LA CRISI,
ALIMENTA LA SPECULAZIONE E PUO’ CONDURRE ALLA
DEFLAGRAZIONE DELLA ZONA EURO. SERVE UNA
SVOLTA DI POLITICA ECONOMICA PER SCONGIURARE
UNA CADUTA ULTERIORE DEI REDDITI E
DELL’OCCUPAZIONE

 

In Italia gli enti pubblici sembrano non poter funzionare.

Ma immaginiamo, magari per assurdo, che invece essi possano funzionare... Se funzionassero, i vantaggi che ne deriverebbero per la società sarebbero veramente notevoli. Ma se è così come mai quasi tutti sembrano convinti che occorra eliminare l’intervento pubblico?

Proprio l’analisi dei possibili vantaggi mostra quali potrebbero essere i motivi di questa convinzione...

Condividi contenuti