L’importanza delle parole... e la percezione della verità.

di Serenella Stornelli (18-11-2010)

E’ parecchio tempo che sto riflettendo sul fatto che i politici che si definiscono comunisti non vengono più invitati nelle trasmissioni televisive, ed ho notato che questo va di pari passo con la demonizzazione che si è perpetrata a danno persino del termine “Comunista”...

Il timore della parola comunista”... Anche gran parte di noi sono caduti nella trappola berlusconiana che lancia questa parola contro i giudici quasi fosse un insulto, e di certo lui lo ritiene tale. 

Molti, anche nella sinistra ex comunista mi dicono che ormai la gente non capisce più, che è un termine antiquato come la falce e il martello che non vengono più usati da nessuno. Io dico per questo che non è un termine antiquato, forse soltanto desueto cioè non usuale; come si è scientemente scelto che non debba essere usuale, vedere un politco che si  definisca comunista in tv. Perchè un comunista si esprimerebbe da comunista... con la terminologia chiara, diretta che gli è propria, di facile comprensione, troppo facile  e che lascia poco spazio all’interpretazione e alla manipolazione.

Quante volte abbiamo sentito dire che non siamo più poveri di prima ma abbiamo solo una diversa percezione della ricchezza! Io trovo tutto ciò addirittura insultante per l’intelligenza degli ascoltatori o dei lettori. L’uso della terminologia è un’arma importante e chi possiede strumenti di divulgazione può cambiare anche il modo di farci ascoltare alcune cose, di farcele intendere meno “drammatiche” meno “importanti” meno “pesanti”.

Volete che citi altre parole desuete? 

Eccone alcune che hanno lasciato il posto a termini più in voga: STATO SOCIALE ora tradotto in Welfare, SUSSIDIO DI DISOCCUPAZIONE diventato ammortizzatore sociale, LAVORATORE DIPENDENTE ora risorsa umana, SALARIO... retribuzione, delocalizzazione al posto di SMANTELLAMENTO DI FABBRICHE e al fine di arrichire ancora di più quelli che una volta si chiamavano i PADRONI ora relegati al ruolo di imprenditori.

Potrei continuare all’infinito senza contare gli eufemismi usati per le marachelle del premier: escort per definire le puttane, all’utilizzatore finale per quello che a Roma si chiama un puttaniere, al fornitore di escort per il pappone. Ultima ma non ultima la modernissima definizione di working class che fa molto tendenza modaiola in alcuni settori di abbigliamento casual nient’altro è che la CLASSE OPERAIA, i lavoratori. 

Ora vi invito a mettere in fila i succitati termini desueti: STATO SOCIALE, SUSSIDIO DI DISOCCUPAZIONE, DIPENDENTI, SALARIO, PADRONI, FABBRICHE, CLASSE OPERAIA, POVERTA’...

FA PENSARE  VERO?  

Un po’ troppo forse. Si sente odore comunismo, di proletariato ... di povertà... di lotta di classe. E questo fa paura! Sembra di rileggere il capitale di Carlo Marx...

Ma forse al ministero della semplificazione (dei termini) e anche nell’opposizione, non hanno capito che la gente comune vuole che si torni a sentire parlare di questi temi, forse desueti per alcuni, per la maggior parte degli italiani  di nuovo terribilmente attuali.

E per fare questo ci vuole solo gente che  abbia il coraggio delle parole e quello delle idee.

 

Serenella Stornelli