[Intermezzo] Scarpe verdi tacco 10

Racconto di Serenella Stornelli

Venerdì mattina. Ultimo pesantissimo giorno di lavoro. Cammino, vie del centro, vado in ufficio tra la fretta e l’indifferenza metropolitana, periodo di pioggia, di quelli in cui si starebbe bene a casa, sul divano, con tanti cuscini, magari scalzi o con delle morbide calde sformate ciabatte. Periodo di pioggia anche dentro di me, troppe cose non vanno per il verso giusto, troppe da aggiustare, e forse per qualcuna non vale neanche la pena impegnarsi.

Tempo d’autunno dicevo, per cui si cammina veloci senza prestare attenzione ai passanti, neanche alle vetrine, giusto uno sguardo a un negozio di calzature.

Le scarpe, il mio punto debole, non come le borse ma comunque un tormentone.

Negozio esteticamente mediocre, un po’ demodè, prezzi medio-alti, scarpe forse di buona fattura ma esteticamente non molto apprezzabili, tranne, tranne forse un paio là in fondo, stanno dietro, un po’ defilate ma si fanno notare lo stesso. Non sono il mio genere, troppo basse, o meglio non molto alte, ma belle, si belle cavolo!! Pur essendo discretamente alta ho sempre preferito  scarpe con il tacco alto, almeno 12, anche se per tutti i giorni, queste non rientrano nei miei canoni, arriveranno forse a 10 cm, ma la linea è notevolmente elegante e aggraziata,  non lo so, si fanno guardare, si vede che sono state fatte da mani sapienti, che le hanno sapute lavorare, forgiare,  e quei due cinturini incrociati sulla caviglia le rendono molto molto sexy. per non parlare del colore un verde molto scuro, non brillante, raffinatissime e prepotenti nella loro discrezione.

Le voglio. Entro. Cavolo è tardi ma entro.

“Buongiorno vorrei provare le scarpe verdi”.

“La signora ha buon gusto” dice il signore compiaciuto prendendone una dalla vetrina “sono scarpe fatte a mano da un artigiano, non se ne trovano più, ho solo questo numero”.

Mannaggia, penso, sono almeno un numero più piccole del dovuto.

“Va bene grazie lo stesso, peccato mi piacevano molto, buona giornata”

Esco, contrariatissima,  il commesso la sta rimettendo in vetrina.

Vengo colta da un irragionevole moto di gelosia per colei che le proverà e deciderà di acquistarle.

Sono sicurissima che non le apprezzerà mai quanto le avrei apprezzate io, che non ne comprenderà il valore artigianale, la squisita fattura, le cuciture sapienti, il colore particolare, ma tant’è, non mi entreranno mai, devo farmene una ragione e se anche mi entrassero mi farebbero di sicuro molto  male, ed io detesto stare male. Eppoi il prezzo, davvero eccessivo, oserei dire spudorato per un paio di scarpe, pure basse, che diamine!

Corro al lavoro, sono in notevole ritardo, non mi capita mai, ma non è questo che mi irrita.

Giornata pesante. Accompagnata da un malcelato scontento che non riesco a comprendere, sarà il tempo, sarà il carico della settimana, sarà il periodo, SARANNO LE SCARPE VERDI!!

Sono diventata scema o cosa??? Non riesco a pensare ad altro, quasi colpita da un sortilegio le scarpe verdi BASSE sembrano essere diventate irrinunciabili, BASSE ripeto nella mente quasi in segno di  disprezzo per esorcizzare il pensiero costante.

In qualche modo l’orario lavorativo volge al termine, saluto i colleghi, alcuni sono ormai amici, pochi altri dei familiari quasi.  Solite frasi, buona domenica, che fai nel week end.... ed io penso, non lo so ... poltrirò all’infinito diventando un tutt’uno  con il letto o il divano tra briciole, libri, pc, gatto e un’immancabile tazza di tè bollente.

Infreddolita esco e mi accingo a percorrere il tratto di strada che mi separa dalla fermata del metrò.

Ombrelli gocciolanti mi costringono ad un involontario slalom. Come io sia arrivata davanti alla vetrina a guardarLe di nuovo non saprei dirlo, comunque sono qui. Una signora all’interno del negozio le indica al commesso. LA ODIO!! Ma in fondo è giusto così, se io non ho il coraggio neanche di provarle cosa posso pretendere. Forse lei ha proprio quel numero, forse a lei staranno meglio, non le faranno male, forse lei può permettersele. A quei pensieri quasi consistenti forse addirittura rumorosi, il commesso alza lo sguardo e mi vede. Sessantenne grigio viene animato da un guizzo di vitalità e mi sorride ammiccante,  lo vedo scuotere desolato ma eloquente la testa liquidando tout suite la probabile acquirente,  la accompagna, apre la porta per favorire la sua uscita, e facendosi da parte fa entrare me. Senza che io dica una sola parola le prende e me le porge. Bellissime, le tocco, una pelle liscissima, vitello spazzolato mi dice l’uomo sottovoce,  è una sensazione quasi erotica,  pian piano tolgo uno stivale di pioggia, poi l’altro. Con cura le indosso, entrano, con sollievo accetto il dolore che provoca il numero in difetto e penso “intanto sono entrate”. Lo specchio è là di fronte ai miei piedi e li inquadra  dalla caviglia in giù. La giornata malmostosa scivola nel dimenticatoio.

Il viaggio di ritorno è gradevole, una sotttile soddisfazione, un senso di appagato possesso mi pervade con la scatola che le racchiude sulle mie ginocchia nel metrò dove, fortunosamente ho trovato anche il posto a sedere. Finalmente a casa, finalmente venerdì sera, finalmente al caldo. Divano, come previsto, gatto, briciole, pc, musica, Dave Gahan inconfondibile in Walkin in my shoes, ottimo testo direi.

Finalmente a casa, dicevo,  finalmente sole, io e loro,  torno a provarle con l’abito giusto. L’eleganza innata che mi viene  attribuita è sottolineata dal loro stile, come se ci completassimo a vicenda.

Nessun’altra avrebbe potuto portarle allo stesso modo, forse le avrebbe sfoggiate, calzate, indossate ma mai capite fino in fondo. Caspita però, sono inequivocabilmente strette, prevedo  già che mi faranno soffrire anche se non sono molto alte. Non avrei mai creduto di potermi innamorare di un paio di scarpe tacco 10, un paio di scarpe verdi e bassine. In ogni caso ora sono ai miei piedi, sì sono ai miei piedi, in mio totale ed esclusivo possesso.

Le guardo e loro subdole, quasi animate mi rimandano attraverso un sibilante dolore la consapevolezza che per averle incautamente acquistate dovrò rinunciare  a quasi tutto il superfluo per molto tempo.

Per averle testardamente volute dovrò cambiare il mio stile di vita per i prossimi tempi. Per averle incredibilmente adorate da subito so che, andandomi strette,  maledirò il fatto di aver investito così tanto per poi stare male, per non essere mai rilassata quando esco con loro ma sempre un po’ costretta un po’ sofferente, ma so anche che ogni volta che le esporrò all’invidia delle altre, un sottile piacere mi pervaderà. Perché saperle mie mi fa stare bene. Prima o poi spero, lo spero ma non ci giurerei, si adatteranno al mio piede, al mio incedere, passo dopo passo camminando insieme ci modelleremo l’una alle altre e come tutti i prodotti di ottima qualità faremo insieme molta strada. Con il passare del tempo scorgerò dei segni sulla loro pelle che le renderà, se possibile, ancora più affascinanti.

E  quando, in modo del tutto inatteso, mi accorgerò che non mi fanno più male, che passeggiare insieme sarà solo estremamente piacevole vorrà dire che avevo ragione, che in quel giorno di pioggia il nostro incontro era stato per entrambi un ottimo investimento, che il coraggio del mio acquisto mi ha ripagato in pieno, o forse che il sortilegio delle bassine ha fatto addirittura ridimensionare il mio piede, il mio passo, il mio cammino fino a far diventare leggero e bellissimo continuare ad invecchiare insieme.

Serenella Stornelli.