[VS 9] Chi è l'anarchico?

Penso che sarebbe proprio il caso di parlare di anarchia e di libertà perché, soprattutto in mala fede, si è distorto il concetto di anarchia per fargli assumere il significato di disordine sociale, di caos, di legge del più forte.

Tanto per fare un esempio, il dizionario Zanichelli, alla voce "anarchia" recita: 

«

 1 situazione di disordine dovuta alla mancanza di un governo: la morte del sovrano gettò il paese nell’anarchia

 2 dottrina politica che vuole abolire ogni autorità centrale ed esalta l’autonomia e la libertà dei singoli.

»

Adesso, invece veniamo al significato più corretto di anarchia, sia come parola, sia come movimento politico.

La parola anarchia viene dalla negazione del concetto espresso dal verbo greco "αρχεύω" ο "άρχω" (archo) che ha il significato di comandare, così come guidare (in guerra).

È il verbo che caratterizza l’azione del regnare dell’αρχός (archós, duce), ovvero dell’esercitare sulla popolazione il potere di deciderne le sorti.

L’anarchia quindi è la negazione dell’esercizio del potere da parte di persone, o gruppi di persone, sulla popolazione. 

E l’anarchico, che segue i principi dell’anarchia, è colui che si batte affinché sparisca persino il concetto dell’usare la popolazione per gli scopi di persone o gruppi di persone.

Insomma l’anarchico non è assolutamente chi è a favore del fare i propri comodi. 

Anzi!

Il fare ciò che si desidera implica l’esercizio del potere ai danni di chi è più debole e che non è in grado di far rispettare le proprie esigenze, chi vuole fare i propri comodi non può che operare a detrimento di altre persone, perché, essendoci la competizione sulle risorse da parte di ogni persona (se non c’è competizione e le risorse sono abbondanti per tutti, il problema non si pone), inevitabilmente lede la libertà o depreda altre persone di risorse.

Chi si definisce anarchico individualista in questo senso, essendo quantomeno a favore del proprio potere, non può definirsi anarchico.

Ma anche se l’essere individualista viene considerato nel senso del vivere per proprio conto, slegato il più possibile dalle strutture e dai rapporti sociali pone problemi nell’essere propriamente anarchico.

L’anarchico, desiderando eliminare l’esercizio del potere, deve evitare che si verifichino situazioni di sopraffazione. 

E questo può farlo esclusivamente ricorrendo ad opportune strutture sociali che siano in grado di contrastare le strutture proprie dell’esercizio del potere sulla popolazione.

Per riuscire in questo intento, è assolutamente necessario CONCORDARE una regolamentazione dei comportamenti dei singoli membri della società in grado di impedire che qualcuno o qualche organizzazione possa avere il potere di usare, anche parzialmente, la società e gli altri individui a proprio beneficio.

E, perché questa regolamentazione possa essere rispettata, l’anarchico deve costruire una organizzazione che abbia l’AUTORITÀ di rendere inoffensive le azioni di chi non rispetta tale regolamentazione.

Insomma il potere può essere combattuto solo per mezzo di una Autorità. Che abbia un potere molto specifico, in campi ristretti, e che sia sotto il controllo di altre autorità, in modo circolare, così che non si possano instaurare situazioni di potere incontrollato.

L’anarchico deve vigilare, controllare affinché le strutture sociali funzionino per il benessere di ognuno, non di qualcuno.

Le situazioni di disordine sociale favoriscono i potenti e condizionano la libertà individuale. 

Tutto il contrario di ciò che desidera l’anarchico.

Chi vuole fare il proprio comodo, e loda la libertà individuale in ogni frangente, inevitabilmente è chi è a favore di chi ha il potere di depredare impunemente gli altri.

Nelle relazioni sociali sono predominanti quelle economiche; può una persona definirsi anarchico ed essere a favore del liberismo?

Il liberismo afferma che le relazioni economiche non vanno regolamentate e che esse sono soggette soltanto alla contrattazione commerciale, ovvero si ammette il libero mercato.

Il libero mercato drena le risorse verso chi detiene il maggior potere. 

Infatti nella contrattazione per stabilire i prezzi, alla base del mercato, il vantaggio va verso chi ha il maggior potere, e poiché ciò vale per tutte le contrattazioni, il risultato di un mercato non regolamentato è l’aumento continuo del potere (o del capitale) di chi ha già maggior potere (di chi ha il capitale) a scapito di tutti i livelli sottostanti, portando ad una sempre più ampia sperequazione tra le classi sociali man mano che aumentano gli scambi commerciali..

Qui si obbietterebbe che in questo caso si tratta soltanto di potere contrattuale e non di potere in generale. A questo si risponde facendo notare la dipendenza del potere di contrattazione da forme di potere più generali.

Infatti è il conflitto di potere, che si attua all’esterno della contrattazione, tra il potere di un contraente rispetto a quello dell’altro, che determina i rapporti tra i poteri contrattuali. In parole povere se uno dei contraenti è in grado di mettere in condizioni di bisogno l’altro, avrà un vantaggio tanto più forte quanto più efficace sarà stata la sua azione.

Ne sono prova i condizionamenti diretti ed indiretti nella vendita dei prodotti, in cui attraverso vari metodi, tra cui la suggestione, si cerca di creare un bisogno fittizio.

Nelle contrattazioni di lavoro, per esempio, chi manca anche del potere di sostentare la propria esistenza, è disposto ad offrire lavoro al prezzo della pura sopravvivenza. E chi inoltre è in grado soltanto di svolgere lavori che non sono ritenuti utili, muore di fame...

Mentre chi ha la possibilità (o il potere) di fare ricorso a risorse alternative si trova in condizione di privilegio.

Come per esempio tutte quelle forme per far salire i prezzi, purtroppo ampiamente documentate, a cominciare dall’aggiotaggio, in cui il venditore può evitare di mettere in vendita la merce proprio perché dispone di altre risorse.

In altre parole il liberismo è la forma più forte, oltre alla costrizione da violenza, dell’esercizio del potere sulla popolazione. Solo che questo non è immediato come l’altro (esercizio della violenza), così che la quasi totalità della popolazione, che manca della più elementare forma di giudizio sociale, non se ne rende conto.

La vera anarchia è la forma di organizzazione sociale che maggiormente porta alla stabilità, e questa organizzazione non può che essere basata sulla cooperazione e non sulla sopraffazione.

Altro che disordine sociale!

 

 

 

Sergio Iovacchini