[VS B] Niente ottimismo

Sì, non si può proprio essere ottimisti per il futuro che ci attende.

Potrei iniziare questo discorso da un qualsiasi argomento, inizio invece dal terrorismo.

Come dice il nome si uccide per terrorizzare. Ma terrorizzare chi? E perché? 

Mettendo ben in chiaro che scrivo di mie convinzioni, con le motivazioni che espongo, senza alcuna prova, rivolgendomi, per condividere queste mie riflessioni, alle persone che amano voler capire e che sono intellettualmente oneste, inizio col chiedermi il motivo di queste uccisioni. 

Sono state uccise decine e decine di persone, vero, ma come mai queste uccisioni smuovono la popolazione mentre stragi di ben altra dimensione non hanno seguito? 

Perché non si parla degli 84.000 morti in più a causa dei vari inquinamenti? o del numero enorme di morti in incidenti stradali? 
Oltretutto queste morti e morti simili potrebbero essere evitate con una decente organizzazione sociale.

Certo, il fatto che queste morti avvengano in gruppo colpisce, ma anche anche la morte di singole ed ignote persone ha smosso telegiornali su telegiornali, per giorni e giorni... quando questa poteva servire a chi di dovere...

Ho avuto modo, di persona, in occasione della recente strage di Berlino, di rendermi conto con quanto zelo i giornalisti si dessero da fare per terrorizzare... In un telegiornale fatto artificiosamente durare delle ore...

In molte occasioni sono avvenute stragi ad opera di persone disadattate, ma l’intento di chi uccideva non è mai stato quello di terrorizzare fine a se stesso, ma di punire le altre persone.

Adesso invece è ben chiaro il disegno di terrorizzare.

Attenzione: non è tanto chi compie la strage che terrorizza, ma chi usa la strage per terrorizzare.

Statisticamente le stragi sono irrilevanti, la probabilità di restare vittima di un atto terroristico è insignificante, di gran lunga minore di essere vittima di normali incidenti che per nessuno condizionano le normali attività.

Non posso non pensare che non soltanto certi atti siano sfruttati, ma addirittura fatti accadere...

Che fa una persona terrorizzata? È facile constatarlo: pensa di andare a “punire” delle intere popolazioni, milioni di persone, milioni di terroristi, invece di pensare che il numero di costoro è dell’ordine di decine su milioni di persone.

Una persona terrorizzata facilmente si lascia convincere a fare le guerre: a combattere vanno altri...

Ed allora chiediamoci: chi vuole terrorizzare? chi vuole le guerre? perché?

Da chi sono compiuti gli attentati è facile saperlo: certamente da strutture di potere tipo Isis e simili.
Ma che interesse avrebbe di per sé, una struttura di potere simile? Non certamente l’interesse ad attirarsi addosso l’odio del mondo intero: questo non dà potere.

Di nuovo non posso fare a meno di pensare che invece questi, cioè Isis e simili, siano organismi creati apposta per fomentare odio ed alimentare guerre.
So quanto sia facile per chi disponga di adeguate ricchezze riuscire a mettere a capo di un qualsivoglia gruppo chi si desidera. 
E ciò, ne sono convinto, è stato fatto.

La componente religiosa è indicativa: chi crede non si fa domande, crede appunto. E crede non tanto in principi religiosi, ma crede a capi che riescono a stimolare le adeguate reazioni emotive, in questo caso l’ingiustizia verso una parte della popolazione e la punizione dei reprobi.

La nascita delle “motivazioni religiose” risale a quando i gruppi di potere statunitensi armarono i gruppi “religiosi” che si opponevano al dominio, allora sovietico, in Afghanistan. 
Non riesco a non pensare che non si sia continuato ad usare questo metodo... Ricordo le guerre della ex Jugoslavia, la guerra “preventiva” in Iraq, le varie “instabilità”...

Adesso suppongo che dei grandi gruppi di potere stiano spingendo le popolazioni occidentali verso una guerra globale, e penso che questi atti terroristici, tutti rivolti contro la normale popolazione, e mai contro un qualsivoglia centro di potere, costituiscano una delle spinte.

Da quali gruppi di potere e per quale motivo?

Per me da chi controlla il capitalismo: da una parte il controllo delle risorse energetiche (petrolio e affini) e da una parte la speculazione finanziaria

Nonostante il successo globale nella amministrazione del mondo, c’è una forte crisi che i responsabili non possono non avvertire: il teorema delle risorse infinite che tiene su il tutto ha mostrato la sua validità; la finanza ha gonfiato tanto il capitale che i nodi stanno  arrivando al pettine... tutto il capitalismo sta per arrivare alla fine e non cesserà certamente in modo indolore.

L’avidità infinita che muove i grandi poteri ha già mostrato la regia delle guerre appena “concluse”: che situazione abbiamo avuto dopo la guerra? quali sono stati i cambiamenti? cosa hanno prodotto? 

C’è un fattore comune: il controllo dei prodotti petroliferi è passato da certe nazioni, nelle mani dei soliti... di chi manovra il mondo dell’energia... e guarda caso, uno dei maggiori produttori di petrolio è chi governa il mondo arabo...

Ed adesso perché si vuole una guerra globale e non più soltanto “locale”?

Prima si trattava soprattutto della proprietà del petrolio, adesso si tratta di mantenere l’organizzazione mondiale favorevole al loro potere.

Per ciò che riguarda il controllo del petrolio, in un mondo in quiete i venditori dei  combustibili fossili vedrebbero presto la fine del loro potere: le risorse energetiche alternative, unite ad una politica di attenzione alla salvaguardia dell’ambiente sono sufficienti per evitare la dipendenza da essi, tanto che le nazioni più evolute hanno pianificato di potersi liberare in breve dal consumo di combustibili fossili.

Da un’altra parte del potere mondiale c’è la speculazione finanziaria: avendo gonfiato il capitale ha finito per indebolire troppo il mondo del lavoro e rischiare ciò che più è temuto: un ritorno verso i valori socialisti o almeno un cambiamento sociale.

Ogni organismo tende ad avere il massimo potere possibile, chi governa la finanza mondiale ha perciò interesse a che sia il massimo possibile la differenza di controllo della moneta tra la popolazione ed i plutocrati, soprattutto si ottiene il potere maggiore quanto più si ha disponibilità di moneta e quanto meno costano i beni ed i servizi.

Si è arrivati al liberismo più estremo per questo motivo.
Negli scambi commerciali infatti, in mancanza di adeguata regolamentazione, ciò che determina il prezzo del bene o servizio è il potere contrattuale; ha il maggior vantaggio, a spese dell’altro, chi ha il maggior potere in campo sociale.

Agli estremi abbiamo chi manovra il capitale ed attraverso questo organizza a suo vantaggio il mercato, e chi per poter vivere ha bisogno di vendere il proprio lavoro. È ovvio che il singolo lavoratore in concorrenza con la moltitudine di persone che vende lavoro, pur di poter vivere finisce per vendere il suo lavoro al costo della sua sussistenza.
Quando poi, a causa del diverso valore del costo della vita in varie parti del mondo, il suo lavoro finisce con non essere richiesto finisce per diventare un elemento di disturbo alla situazione attuale.

Di questo chi manovra il capitale è ben consapevole, così per prima cosa, inserendo nei vertici delle strutture sociali (partiti popolari e sindacati) persone della loro parte, ha distrutto l’organizzazione del mondo del lavoro e la tutela dei deboli, lasciando ognuno da solo nelle contrattazioni.

Adesso nei paesi europei la tensione sociale sta diventando molto forte, tanto che per evitarla non basta più imporre un nuovo capo, occorre spostare l’attenzione delle persone dalla qualità della vita alla paura di perderla la vita.

La partecipazione alla guerra da sempre è stato il mezzo per dominare e impedire rivendicazioni.