Perché Sinassi?

Il nome Sinassi deriva da σύν ἄγεῖν (σύν αγειν sün aghéin) cioè agire insieme. Sinassi è la riunione, in vista dell’azione, degli antichi cristiani, quando questi erano perseguitati a causa del loro pensiero sociale: “ama il prossimo tuo come te stesso”, che metteva in discussione il potere economico basato sulla schiavitù e sulla guerra.

Anche adesso, come per gli schiavi ai tempi della Roma imperiale, il lavorare è la ragione dell’esistenza, si ha diritto all’esistenza soltanto se il lavoro, per il quale si è retribuiti, serve a coloro che sono  in grado di retribuirlo.
Come sa chi appartiene alla moltitudine dei lavoratori non tutelati, le compensazioni sociali sono soltanto per alcuni, e per tutti la condizione di retribuzione appena sufficiente per il sostentamento sta diventando la prassi, nella nostra società.

L’economia del libero mercato, anche del mercato del lavoro, porta, col meccanismo della contrattazione, al continuo drenaggio delle risorse da chi ha meno potere a chi ne ha di più.
L’aumento incontrollato di potere fuori da leggi porta, oltre alle sempre attuali guerre e devastazioni, anche alla distruzione dell’ambiente naturale, visto come “res nullius” da sfruttare il più possibile, senza riguardo per le generazioni future.

Poiché chi ha potere ce l’ha per il fatto che la popolazione, nel suo insieme, acconsente a ciò, lo scopo di questo sito è combattere questa situazione cercando di fornire  più possibile strumenti di giudizio, in modo da non permettere che il potere, soprattutto economico, si esplichi nella sua brutalità.

Si intende creare una aggregazione di pensiero che si opponga, con razionalità e con argomenti condivisibili da tutti, alla mentalità comune indotta dal potere.
Razionalità perché le nostre società sono ben lontane dall’offrire ciò che la cultura umana permetterebbe.
Sono invitati a partecipare tutti coloro che ritengono che la politica debba essere la ricerca continua del benessere di ognuno e non sistema di gestione del potere.

Si vuole contribuire, con le considerazioni dei partecipanti, alla costruzione di una cultura sociale e di tutto ciò che crediamo possa essere utile a migliorare la condizione umana.

È stato scelto come simbolo di questa comunità il nastro di Moebius: esso non ha un interno ed un esterno, simbolo di un unico percorso che unisca il pensiero, che non sia nostro o loro.

Inoltre il nastro di Moebius, come prodotto del pensiero matematico, ci servirà a ricordarci di ragionare secondo le regole della razionalità piuttosto che secondo la nostra emotività.

È scartata la via del contrasto violento, non solo per motivi etici, ma perché non efficace: è vero che un milione di persone disperate potrebbero avere successo nel rovesciare un regime, ma non sarebbe assolutamente possibile cambiare la situazione effettiva perché, non cambiando le condizioni sociali che hanno determinato questa situazione, al dominio di una classe si sostituirebbe quella di un’altra.

Innanzitutto occorre costruire un’etica, condivisibile da chi non sia in malafede, una ideologia (anche ormai questa è stata fatta diventare una parolaccia), uno schema di pensiero e di analisi sociale, una guida all’operato che non ricalchi quello che il sistema di potere ripropone attraverso i giornali e le televisioni. 

Occorre evitare che l’etica sia fondata sulle grandi  astrazioni: queste danno origine a fraintendimenti, si deve partire dalle condizioni minimali dei bisogni umani; per esempio, il solo principio del diritto all’esistenza di ognuno, comporterebbe, se ben applicato, una vera rivoluzione sociale.

Definire condivisibile da tutti sarà una parte importante della costruzione dell’etica, il rispettare questa condizione esclude di fatto le convinzioni che si fondano sui sogni e sulle utopie, anche se ognuno è convinto che la realizzazione della propria utopia sia la condizione migliore per tutti. I sogni, come le utopie, sono diversi da persona a persona e quindi si deve evitare di proporli. 
Questo aspetto, cioè il cercare di imporre le proprie convinzioni, di fatto ha impedito la formazione di forze politiche alternative alla pura gestione del potere.

Ci si deve impegnare a rispettare delle regole e dei procedimenti di costruzione del pensiero e di analisi, in analogia a quanto è già in atto per la scienza, cercando di evitare di far valere le nostre convinzioni, soprattutto attraverso il principio di autorità, cercando di spiegare, il più compiutamente possibile, il percorso logico che porta a quelle convinzioni.

Si parteciperà fornendo le proprie conoscenze, proponendo e criticando ciò che già stato proposto, la confutazione deve essere rispettosa ed attuata con i principi di quella scienza, purtroppo quasi desueta, che era detta buona creanza.

Si dovrà cercare di coinvolgere in questa impresa quante più persone di cultura possibile, esse saranno il mezzo con cui operare per cambiare le convinzioni popolari.
Infatti nessuno, forse, è in grado di poter giudicare autonomamente situazioni complesse quali le situazioni sociali, per cui molta parte delle persone utilizza o degli schemi di pensiero di coloro di cui pensa di potersi fidare o addirittura ne accoglie direttamente le conclusioni se non è in grado di farlo. Le persone di cultura, specie se famose, hanno un forte ascendente.

Sarebbe auspicabile che l’aggregazione si potesse estendere anche a situazioni di coordinamento e di solidarietà sociale.

Occorrerà far sì che su questo sito, soprattutto in collaborazione con altri siti che si siano posti obiettivi compatibili, si trovino idee, contenuti culturali vari, soprattutto se divertenti, in modo da far avvicinare a questi temi anche coloro che fossero attratti da qualcosa di piacevole da leggere o guardare.

Mai come adesso c’è stata la possibilità di interagire con molte persone con costi contenuti, c’è l’occasione 
per la costruzione di una mentalità sociale alternativa e più adatta all'uomo, con buone aspettative di successo.

    Sergio Iovacchini