Sinassi, perché?

Perché è stato creato questo sito?

Per riunire ed aggregare coloro che ritengono che la situazione sociale e politica attuale sia insostenibile e che desiderano porre le basi per una società basata sulla cooperazione e non sulla sopraffazione.

Questo sito vuole essere, per chi è intenzionato a partecipare, uno strumento di colloquio e di diffusione delle idee.

Qui si discuterà della costruzione di una cultura sociale, della valutazione delle condizioni sociali e politiche, di costume, di cultura e di tutto ciò che crediamo possa essere utile a migliorare la nostra condizione sociale.Tutti coloro che ritengono che il sistema politico, non solo in Italia, è attualmente soltanto un sistema di gestione del potere e che occorra cambiare questa situazione, sono invitati a partecipare alle nostre discussioni ed alle nostre iniziative.

Esistono libri e siti che mostrano e dimostrano come ciò sia preoccupante, soprattutto per i probabili sviluppi futuri.

Qui non ci occuperemo, se non in modo collaterale, delle storture del sistema politico, non si tratterà di ciò che affermano i vari personaggi della politica.

Noi qui ci occuperemo, di discutere e di cercare di identificare i meccanismi che determinano l’evoluzione sociale; cioè di quella che per questo sistema politico è ormai diventata una parolaccia: “ideologia”. Se non si cercherà di trovare e correggere i meccanismi che stanno determinando la situazione che viviamo, non servirà alcuna azione, il risultato al massimo sarà di sostituire alcune persone di potere con delle altre.

Purtroppo “ideologia” evoca fanatismi, religioni di stato immodificabili, totalitarismo. Ma occorre notare che “totalitarismo”, nonostante ciò che i mezzi di comunicazione di massa vogliono far apparire, non significa affatto oppressione o dittatura, ma significa solo “visione totalitaria, cioè riguardante ogni aspetto, della vita sociale” e non sarebbe poi una cosa così negativa, se non fosse, nelle azioni dei governi dittatoriali, una intromissione dello stato, o meglio di chi governa, in tutti gli aspetti della vita individuale delle persone. Ma anche nella nostra società questa forma bieca di totalitarismo non fa difetto; ma questo proprio per la mancanza di studio, di confronto, di dialogo sull’etica.

Qualsiasi costruzione socio-politica occorre che sia fondata su un’etica; è importante che questa sia condivisibile da tutti o almeno dalla quasi totalità degli appartenenti alla società. E perché possa essere condivisibile occorre che essa sia basata sulla razionalità.

Non è necessario, anzi occorre evitarlo, che l’etica sia fondata sui massimi sistemi; basta partire proprio dalle condizioni minimali. Accettare, per esempio, soltanto il principio del diritto all’esistenza di tutti, comporterebbe, se ben applicato, una vera rivoluzione sociale.

Ma non se ne può proprio fare a meno di un’etica condivisibile?

Un esempio valga per tutto: tutti gli uomini politici dichiarano di essere democratici, ma tutti abbiamo esperienza della “democrazia” da essi praticata. Poi chiedono di avere poteri sempre più ampi, con la scusa che non possono governare...

È un fatto accertato che la politica sia identificata con la gestione del potere; ma, mentre ciò poteva essere ovvio in epoche di gestione assolutistica, non si comprende perché questa mentalità, purtroppo molto comune, debba esistere adesso quando tutti proclamano che il sistema di gestione politico deve essere “democratico”.

Buona parte della popolazione si mostra acquiescente nei confronti del sistema politico, evidentemente la democrazia viene comunemente intesa, anche se non in modo esplicito, come lo “scegliersi il padrone”.

Un indizio di questa mentalità lo si trova nel fatto che viene accordato largo consenso alle persone di spettacolo, sempre più numerose nella classe politica, ed in generale alle persone che presentano di sé un’immagine accattivante; si intuisce che il pensiero più o meno esplicito dell’elettore consiste nello scegliere qualcuno, che, sia pur superficialmente, si conosce.

Altro indizio: ai governanti “democraticamente” eletti (o così era fino a poco tempo fa, vista l’attuale impossibilità di dare preferenze di lista) vengono delegati di fatto tutti gli aspetti legati alla convivenza sociale, senza più sentire diffusamente l’esigenza di partecipazione e di controllo.

I mezzi di comunicazione di massa forzano continuamente questa identità, permettendo così al regime “democratico” di comportarsi in un modo che neanche in un regime dittatoriale sarebbe accettato: il tenore di vita continuamente diminuisce, i servizi sociali diventano sempre più evanescenti, le libertà individuali sempre più dipendenti dagli interessi della classe politica; cresce inoltre sempre più il dislivello tra le classi dominanti ed il resto della popolazione.

Il cosiddetto “crollo dell’ideologia” è stato il maggior responsabile di questa situazione perché ha delegittimato la critica ed il controllo sulla coerenza tra pensiero ed operato e l’operato di un politico non è giudicabile sulla base di un pensiero che si dichiara di voler seguire perché è già stato dichiarato di non avere alcun riferimento.

Adesso un politico non dice più: “eleggetemi per il pensiero che cerco di seguire e di realizzare”, ma “eleggetemi perché io sono bravo”.

Beh, avete tutti ben chiaro il livello di bravura di costoro... Evidentemente mentre gli elettori sperano che “bravura” si debba intendere come capacità di organizzazione e controllo, essi intendono “bravura” come l’operato dei “bravi” di manzoniana memoria...

Ecco che, intendendo “democrazia” soprattutto come controllo dell’operato dei governanti, il primo fondamentale passo consiste proprio nel creare e diffondere un “pensiero di riferimento”.

Non che adesso non esista un “pensiero di riferimento”, ma esso è costituito dal quell’“economia politica” che fino ad adesso ha dato i risultati catastrofici che conosciamo.

Questa “economia politica”, molto utile alle classi dominanti, adesso viene fatta considerare scienza, ma della scienza non ha la caratteristica fondamentale: gli assiomi, cioè i principi di base, devono essere condivisibili da tutti.

Usare come “pensiero di riferimento” quest’economia politica non è certamente una buona scelta da parte di chi ritiene che una struttura sociale debba essere basata sulla collaborazione e non sulla prevaricazione, considerando che questa economia politica di fatto contempla il diritto all’esistenza delle persone soltanto in funzione della loro utilità come strumenti di lavoro. Ed immagine a favore di chi...

Come si può contrastare questa situazione?

Questo sarà l’argomento fondamentale delle nostre discussioni e della nostra ricerca.

È scartata la via del contrasto violento, non solo per motivi etici, ma perché non efficace: è vero che un milione di persone disperate potrebbero avere successo nel rovesciare un regime, ma non sarebbe assolutamente possibile cambiare la situazione effettiva perché, non cambiando  le condizioni sociali che hanno determinato questa situazione, al dominio di una classe si sostituirebbe soltanto quella di un’altra.

Se effettivamente si vuole pensare di cambiare la situazione, allora occorre seguire la via della diffusione di una cultura diversa.

Noi quindi, con questo sito, pensiamo di creare un punto di aggregazione di coloro che si prefiggono lo scopo di stabilire e di diffondere un’etica, razionale e condivisibile da tutti, su cui fondare i criteri di analisi, di controllo e (speriamo per il futuro) di base per una cibernetica (scienza del governo) sociale ottimale.

Innanzitutto occorre fornire uno schema di pensiero e di analisi sociale che non ricalchi quello che il sistema di potere ripropone attraverso i giornali e le televisioni: occorre  fornire una guida razionale all’operato, cioè di fatto un’etica razionale.

Vorrei far notare che con “condivisibile da tutti”, si escludono di fatto le convinzioni che si fondano sui nostri sogni e sulle nostre utopie, i sogni, come le utopie, sono diversi da persona a persona e quindi si deve evitare di proporli, dobbiamo rinunciarci. Anche se ognuno di noi è convinto che la realizzazione della propria utopia sia la condizione migliore per tutti.

Dobbiamo invece partire da considerazioni “minime”, ma che siano aggreganti, visto che la controparte si basa sulla gestione del potere, e ben poche situazioni sono più aggreganti della gestione (o spartizione) del potere.

Il definire poi cosa si debba intendere con “condivisibile da tutti”, sarà una parte importante della costruzione dell’etica che ci accingiamo a stilare.

Che tipo di partecipazione ci si aspetta? Come si può contribuire tutti insieme?

Innanzitutto ci impegnamo tutti a rispettare delle regole e dei procedimenti di costruzione del pensiero e di analisi, in analogia a quanto è già in atto per la scienza, cercando di evitare di far valere le nostre convinzioni e cercando invece di spiegare, il più compiutamente possibile il percorso logico che ci porta a quelle convinzioni.

Teniamo presente che questo aspetto, cioè il cercare di imporre le proprie convinzioni, di fatto ha impedito la formazione di forze politiche alternative alla pura gestione del potere.

Ognuno di noi parteciperà fornendo le proprie conoscenze, proponendo e criticando ciò che già stato proposto, nel pieno rispetto delle opinioni dei partecipanti. Ovvio che il pieno rispetto non implica l’aderire alle altrui opinioni, la confutazione però deve essere rispettosa ed attuata con i principi di quella scienza, purtroppo quasi desueta, che era detta buona creanza.

Si dovrà cercare di coinvolgere in questa impresa quante più persone di cultura possibile, esse saranno il mezzo con cui operare per cambiare le convinzioni popolari.

Infatti nessuno, forse, è in grado di poter giudicare autonomamente situazioni complesse quali le situazioni sociali, per cui molta parte delle persone utilizza o degli schemi di pensiero di coloro di cui pensa di potersi fidare o addirittura ne accoglie direttamente le conclusioni se non è in grado di farlo. Le persone di cultura, specie se famose, hanno quindi un forte ascendente.

Dal punto di vista pratico, ognuno dei partecipanti dovrebbe impegnarsi a far conoscere il sito ed a promuovere la partecipazione al suo interno. Un dibattito vivace porta a costituire spesso una buona base su cui costruire delle proposte per l’organizzazione sociale.

Inoltre sarebbe auspicabile che l’aggregazione si potesse estendere anche a situazioni di coordinamento sociale, come operazioni per calmierare i prezzi, manifestazioni e simili.

Occorrerà far sì che su questo sito, soprattutto in collaborazione con altri siti che si siano posti obiettivi compatibili, si trovino idee, contenuti culturali vari, soprattutto se divertenti, in modo da far avvicinare a queste tematiche anche coloro che fossero attratti da qualcosa di piacevole da leggere o guardare.

Quindi chi si sente in grado di comunicare, purchè sempre con l’obiettivo di formare una cultura della collaborazione, è invitato a pubblicare.

Spesso non si desidera “perdere tempo” con iniziative fallimentari, allora nessuno si impegna. Sarebbe bene invece che questo impegno ci fosse e fosse visto come attività divertente e gratificante.

Inoltre mentre fino a pochi decenni fa, questa via sarebbe stata di difficilissima attuazione e lentissima nel mostrare risultati, adesso tramite Internet, è possibile comunicare velocemente, è possibile soprattutto comunicare pensieri che non necessariamente siano “redditizie” per l’editore...

Mai come adesso c’è stata la possibilità di interagire con molte persone, e quindi, se esiste la volontà, di collaborare per la costruzione di una mentalità sociale alternativa, con buone aspettative di successo.

    Sergio Iovacchini